IL PERSONAL BRANDING SPIEGATO A MIA FIGLIA

UN MESSAGGIO DAI NATIVI DIGITALI A NOI DELLA GENERAZIONE Y

il personal branding spiegato a mia figlia

Emma, 9anni, nativa digitale, usa quotidianamente termini come postare, cercare su Google, fare una call; termini che sua zia 60enne, che per anni ha usato il computer per lavorare, non sa neanche pronunciare!

EMMA:

Se non conosce il significato di un termine in inglese lo cerca sul traduttore

Se vuole vedere il suo cantante o cartone animato preferito apre yuotube,

Se vuole trovare una risposta ad una domanda o informazioni su qualcosa o qualcuno digita la ricerca in Google

Se vede la mamma che parla davanti al computer non pensa che sia impazzita, ma sa che sta facendo una call in Skype.

Anche se gioca ancora con le bambole e con forbici carta e colla sa costruire qualsiasi cosa le passi per la testa ha capito che il mondo virtuale di internet può essere un supporto ed un suo alleato nella vita di tutti i giorni e dà per scontato che tutti, al mondo, la pensino come lei.

Mi sorge il dubbio che spiegare il personal branding e la sua importanza ad una novenne oggi sia più facile che spigarlo ai suoi genitori!

Presto tutti questi nativi digitali invaderanno il mondo del lavoro e dovranno fare i conti, nel bene e nel male, con l’uso che hanno fatto in precedenza degli strumenti digitali, per questo credo molto nella loro educazione digitale fin da piccoli. Non avranno dubbi però sul fatto di esserci e di avere una presenza on line, il problema sarà piuttosto lavorare sulla loro reputazione, altro termine assolutamente imprescindibile nel mondo di Internet.

Noi quaranta-cinquantenni quindi non possiamo pensare che nostro figlio ne sappia più di noi, non possiamo ignorare la potenza di questo strumento e, se siamo professionisti, non possiamo pensare di non avere una presenza digitale.

Al di là dell’uso ricreativo di internet la vera forza è la spinta che una adeguata presenza on line può dare al nostro lavoro di professionisti.

Utilizziamo Facebook o Instagram per condividere i luoghi che visitiamo, i cibi che mangiamo, le evoluzioni di nostro figlio o del nostro gatto. Pensiamo a quanto può essere potente ed efficace usare questi stessi strumenti per dire al mondo di cosa ci occupiamo come professionisti, di come svolgiamo il nostro lavoro e permettere quindi a chi ha bisogno di noi di conoscerci meglio e di raggiungerci facilmente.

Creare una traccia digitale, richiede un lavoro di costruzione della propria presenza che parte dall’avere chiaro che sei, cosa fai e per chi lo fai il tutto tradotto in un sito o un blog professionale e nell’uso pianificato dei social media.

Costruire una strategia di Personal Branding significa proprio questo.

Aiutare i nostri clienti potenziali a conoscerci, ancora prima di incontrarci e quindi creare famigliarità e abbassare le barriere di ingresso…il video branding in questo senso è uno strumento pazzesco.

Pensate a quanto vi risulta familiare

la figura del giornalista che ogni giorno

vi parla al telegiornale

Costruire un dialogo con i clienti, e con i colleghi, sui social o su un blog per condividere il proprio pensiero e le proprie competenze e quindi far emergere il nostro valore, come persona e come professionista.

Pensate a quando cercate un meccanico e un dentista,

difficilmente vi affidate al caso

Più probabile trovarlo grazie ad un passaparola

o ad una pubblicità convincente,

Prendendo ad esempio alcune categorie professionali meno avvezze all’uso di internet per valorizzare la propria immagine e professionalità, penso agli avvocati, ai commercialisti, agli artisti in genere la riflessione è che i primi che si lanceranno in questo mondo avranno un forte vantaggio sulla propria categoria.

Come Emma, e i suoi coetanei, dobbiamo fare del mondo digitale un alleato, uno strumento di lavoro che ci permette di diventare globali, raggiungibili, familiari, credibili.

Abbiamo studiato tanto, abbiamo fatto la gavetta, abbiamo fatto lavori improbabili prima di arrivare al lavoro dei nostri sogni, non possiamo fermarci di fronte a internet solo perché ci sentiamo più imbranati di nostri figlio.

Superiamo le nostre personali resistenze e rimettiamoci a studiare o affidiamoci ad un professionista e costruiamo il nostro personal branding è un passaggio evolutivo che la nostra carriera ci richiede e vi assicuro che poi ci prenderete gusto!

Per saperne di più o richiedere informazioni:

Roberta Moretti

SI FA PRESTO A DIRE STARTUP!

Come sopravvivere alla fase di startup… di una startup!

Start Up Lab (2)

La startup identifica nelle nuove realtà imprenditoriali la fase di avvio dell’attività; un’impresa si definisce in fase di startup, tendenzialmente, nei primi  tre anni di vita periodo in cui l’attività si avvia, prende forma, focalizza energie e risorse si struttura per raggiungere gli obiettivi prefissati per creare profitto e arrivare a regime.

Tre anni di attività corrispondono ad un importante investimento di energie, mezzi, risorse, denaro e p.r. che devono essere monitorare costantemente per evitare di vivere di entusiasmi e non di dati di realtà.

Spesso ci si dimentica di quantificare il proprio tempo investito nell’attività e quindi non si valuta adeguatamente il piano economico aumentando il rischio, già molto alto in questa fase di avvio.

Il primo periodo, in particolare, è vissuto dagli startupper con il massimo entusiasmo ed energia, la passione e la devozione al progetto sono al massimo della loro espressione e sono ingredienti fondamentali, non solo nella fase di startup, ma attenzione ai numeri!

L’avvio della propria startup è un periodo frizzante, pieno di energia e di voglia di fare ed è importantissimo focalizzare queste energie definendo a priori in un piano strategico che permetta di trarre il massimo da questa fase e di avere una bussola per orientarsi nelle mille incombenze, senxa perdere di vista obiettivi tecnici ed economici.

Questo lavoro di pianificazione sarebbe bene farlo prima di avviare la startup. A volte il BUSINESS PLAN è costruito in funzione di un bando o di un investitore, quindi proiettato per quel fine. Il PIANO DI BUSINESS è invece la propria mappa di riferimento, che comprende un’analisi delle competenze, degli strumenti e degli obiettivi da perseguire nella quotidiana attività, declinata in step con tempistiche e budget definiti.

Il piano di business rappresenta nella realtà la strada e gli strumenti di cui si deve dotate la startup e prevede tempi di verifica e monitoraggio in itinere per valutare l’andamento dell’attività e regolare azioni vs obiettivi.

Il piano di business deve essere redatto e condiviso da tutte le persone coinvolte nel progetto e deve essere ripreso periodicamente per la fase di valutazione.

L’attività del consulente è supportare le persone nella definizione del piano, facilitare il lavoro di gruppo e la condivisione degli obiettivi e promuovere il passaggio di strumenti concreti che aiutino la startup anche nella fase di monitoraggio. Il supporto formativo e la supervisione nel primi mesi aiuta a mantenere la rotta e avere chiaro il dato di realtà che può garantire la vita della startup.

Cosa non può mancare nella fase di definizione della startup (o ri-definizione)?

ANALISI IDEA IMPRENDITORIALE 

PIANO ANALISI E SVILUPPO BUSINESS  che contenga RUOLI, STRUMENTI, OBIETTIVI, RISORSE

PIANO MARKETING che preveda un mix di attività e un CALENDARIO ATTIVITÀ’ PROMOZIONALI, EVENTI, P.R.

NETWORKING per sviluppare relazioni focalizzate

BUSINESS PLAN TECNICO ED ECONOMICO per ricerca fondi e per presentarsi agli investitori

Se l’attività è già avviata, ma non sembra raggiungere gli obiettivi prefissati è il momento di fermarsi e rivedere il piano di business per capire cosa è successo, dove ci si è persi e quindi quale strategia è possibile mettere in atto per riprendere le redini della propria startup e valutare un cambio di rotta.

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START UP LAB – dall’idea al progetto professionale

Un percorso (individuale o di gruppo) per accompagnare future imprenditrici, libere professioniste e startupper!

Start Up Lab

Per lavoro, per interesse e anche per curiosità spesso mi trovo in contesti “social”, reali e virtuali, dove incontro ed ascolto tante donne (ma anche uomini) con sogni bellissimi, talenti e competenze uniche e idee e progetti professionali da sviluppare.

Quello che mi colpisce è la difficoltà e le barriere che bloccano le persone nel passaggio dall’idea alla costruzione di un vero progetto professionale. Affrontare il cambiamento professionale verso l’auto imprenditorialità non è indubbiamente semplice né privo di ostacoli, soprattutto se si parte da soli, disorientati nella ricerca di informazioni utili e concrete.

Sui territori i luoghi deputati al fornire informazioni ad esempio sulla burocrazia e gli adempimenti tecnici sono le camere di commercio, gli sportelli informativi pubblici e quelli delle associazioni di categoria. Ma ciò che spesso cerca chi vuole aprire una start up (parliamo di libera professione, attività commerciale, società o un nuovo ramo d’azienda) è un accompagnamento nella fase di analisi dell’idea stessa, verso la costruzione del Business Plan (strumento fondamentale e guida).

Il ruolo del consulente per lo start up di impresa è quello di accompagnare la persona nella fase di cambiamento, motivare, sostenerne l’empowerment, e contribuire alla definire del piano di sviluppo professionale. Continua a leggere